Il cuore rivelatore

Traendo spunto dal Racconto “Il cuore rivelatore” dello scrittore americano Edgar Allan Poe viene qui proposto un finale alternativo a quello del testo originale, redatto da Gabriele Butera, alunno della classe 1^ OTA del nostro istituto.

La trama

Illustrazione di Harry Clarke per Tales of Mystery and Imagination, del 1919 circa

Illustrazione di Harry Clarke per Tales of Mystery and Imagination, del 1919 circa

Il racconto è la confessione dell’omicidio di un vecchio. L’anonimo protagonista puntualizza immediatamente di essere sano di mente, un po’ nervoso, ma sano; durante tutto il racconto vorrà dimostrare la sua lucidità nel premeditare e compiere il crimine. Amava il vecchio ma non sopportava il suo occhio chiaro da avvoltoio, quell’occhio sempre incombente, vitreo, lo innervosiva, lo faceva letteralmente diventare matto. Per sette notti era entrato cautamente nella camera del vecchio, ma questi dormiva e quindi non si vedeva il suo occhio malvagio, non era quindi riuscito ad ucciderlo. L’ottava notte il vecchio si svegliò. Per un’ora intera l’assassino non si mosse, poteva sentire l’affanno e la tensione del vecchio che si trasformavano in pura paura e il suo battito cardiaco che aumentava. Un raggio di luce illuminò quell’occhio malvagio, il battito sempre più forte e ossessivo e la paura di essere scoperto lo portò a uccidere il vecchio rovesciandogli il letto addosso. Si rallegrava poiché quell’occhio non lo avrebbe più turbato. Per occultare il cadavere lo smembrò e lo nascose sotto le tavole del pavimento. Aveva finito tutto alle quattro del mattino. A quell’ora però erano arrivati tre poliziotti che erano stati chiamati da qualcuno che aveva sentito il grido. Ma l’assassino, sicuro di non poter essere scoperto, raccontò che aveva gridato lui in sogno e che il vecchio era in campagna. I poliziotti convinti dalle sue parole stavano chiacchierando fra di loro. Egli cominciò a sentire un battito sempre più distinto, insistente e insostenibile. I poliziotti sembravano indifferenti a quel rumore, quell’indifferenza gli parve un atteggiamento ingannatore e beffardo. Svelò dunque il crimine e la posizione del cadavere.

Link racconto originale

E se fosse andata a finire diversamente?

I poliziotti non avevano il minimo sospetto di quello che era successo poco tempo prima in quella casa. Io continuavo a parlargli con tranquillità e fermezza; così dopo pochi minuti uscirono e si scusarono per il disagio arrecato. Appena varcata la soglia della porta andai a letto e presi subito sonno. La mattina seguente smontai gli assi del pavimento e misi i pezzi del vecchio in diversi sacchi neri, ne buttai nel bidone dell’immondizia uno al giorno come fosse normale “spazzatura casalinga”, li buttavo la mattina; tempo una settimana del vecchio non era rimasto un solo capello, finì tutto nei bidoni e successivamente nella discarica. Tutto era normale, tutto era tranquillo, dopo quella sera nessuno era venuto a sapere niente, non c’era il minimo sospetto, io andavo al lavoro, mangiavo, uscivo, esattamente come prima dell’ omicidio. L’unica differenza è che adesso mi sento un uomo realizzato e più tranquillo, senza più quell’occhio che continuava a perseguitarmi.

Gabriele Butera

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