In un giorno d’aprile ero a pescare con un amico.
Verso la sera iniziammo a litigare e il litigio andò alle mani, il cielo diventò rosso, e io in un secondo diventai un assassino. Quando capii cosa avevo fatto lasciai tutto e iniziai a correre, era già notte fonda quando vidi un capanno in mezzo al nulla, avevo corso a lungo e la fame iniziava a farsi sentire.
Entrai subito, senza pensarci due volte, lì c’era un vecchio, doveva essere un pescatore, dormiva ignaro della mia presenza; nel muovermi in quella baracca umida e buia diedi un calcio a un secchio, iniziò a rotolare facendo un fracasso enorme, il vecchio sobbalzò dal letto e mi vide.
Senza nemmeno il tempo di fargli aprire la bocca gli chiesi del cibo e da bere, lui mi guardò negli occhi, si alzò, prese un pezzo di pane e un bicchiere di vino e lo posò sul tavolo senza parlare, senza nemmeno dire “a”.
Mi lanciai sul cibo e lo finii in un secondo, poi finito quel misero pasto uscii senza dire niente.
Mentre andavo avanti mi voltai e vidi due gendarmi parlare al vecchio, gli chiesero se aveva visto qualcuno passare e a quel punto iniziai a correre senza sentire nemmeno la sua risposta.
Era già l’alba e correvo vero una meta sconosciuta, sulle spalle la vita del mio amico, la vita del pescatore.
Arrivai sulla strada e trovai un passaggio da un ragazzo sui trent’anni, mi diede un passaggio fino a casa mia, lì presi la roba necessaria per scappare.
Sali in macchina e partii per abbandonare la città.
Mentre scappavo pensavo a quello che avevo fatto, ormai ero un assassino a tutti gli effetti. A metà strada la macchina era quasi senza benzina e allora mi fermai per fare rifornimento.
Mentre stavo facendo il pieno vidi casualmente la tv del benzinaio, parlavano di me.
Sapevano tutto, il mio lavoro i miei hobby e perfino quanto pesavo e la mia altezza.
Subito pensai che fosse stato il vecchio ma dopo fecero vedere l’unica persona che secondo loro mi aveva visto, era il ragazzo del passaggio. Allora salii in macchina di corsa e partii verso il confine. Dopo poco arrivai al confine, ma era pieno di gendarmi.
Cercai di tornare indietro, ma mi fermarono e mi arrestarono subito.
Forse è giusto cosi, ho ucciso una persona e devo pagare per il mio errore, anche se la galera non mi attira molto.
Stefano Papagno

Bel testo, L’unico mia opinione è che è giusto che ogniuno paghi per i propri errori.
Da: Samuel Bergamin su 24/11/2008
alle 6:59 pm
Vero, ma c’è un altro passaggio secondo me interessante. E’ “il litigio andò alle mani” che fa rilfettere sull’importanza di non agire la rabbia.
E’ un sentimento che tutti proviamo ma che dobbiamo imparare a gestire pian piano, mettendo delle cornici a quello che stiamo vivendo e cercando di vedere noi stessi da fuori, anche nei momenti di maggiore passionalità.
Se non veniamo alle mani, soprattutto in modo così drammatico, possiamo ancora chiedere scusa.
Da: Elena su 13/03/2009
alle 3:53 pm
che bello…mi piace la rielaborazione contemporanea del testo ( nella canzone sembra essere ambientata in tempi meno moderni)
E soprattutto riesce a sottolineare l’umiltà del pescatore…
be…bello…
Da: ali su 22/05/2009
alle 7:02 pm