Ormai era da molto tempo che la sentinella, di nome Rufus, sorvegliava la base dagli attacchi di quei mostri che per lui erano così orripilanti e si chiedeva quando mai sarebbe finita la guerra. Era su quel pianeta senza nome da troppi anni ma non erano ancora riusciti a colonizzarlo completamente perché, come gli avevano detto i suoi superiori, i nemici riuscivano sempre all’ultimo ad avere la meglio grazie a macchine enormi che loro chiamavano sybor e ad armi molto potenti come il lanciafiamme oppure quella che Rufus odiava più di tutta, cioè il “cannone stellare”, che con un colpo ben piazzato, riusciva ad annientare un intero battaglione dei Kolbo (il nome della razza della sentinella) e da cui non si era ancora trovato un modo per difendersi.Un giorno mentre Rufus era sul posto di guardia fu chiamato dal suo generale, di nome Revan, che era il guerriero più forte della sua razza e anche quello che comandava l’intero esercito dei Kolbo; appena entrato nella sala delle riunioni la sentinella vide che, oltre il generale, lì erano seduti i vari capitani di tutti i battaglioni di fanteria e quindi capì che c’era in ballo qualcosa di importante.
“Entra – disse il generale – dobbiamo parlarti”; subito Rufus si chiese perché lo avevano chiamato visto che era soltanto un soldato semplice; appena glielo chiese gli risposero che lui era quello che aveva più esperienza tra tutti e si fidavano molto di lui.
“Ok – gli disse la sentinella – cosa avete in mente?”
“Un piano per porre fine a questa guerra!”, disse un capitano. Quando glielo rivelarono Rufus rimase disorientato perché di sicuro avevano trovato il modo per distruggere il nemico, ma con questa soluzione avrebbero distrutto l’intero pianeta e quindi non lo avrebbero colonizzato.
Dopo aver passato la notte a pensare a queste cose, rendendosi conto che sarebbe rimasto lui a far esplodere la bomba e quindi non sarebbe mai ritornato a casa, il mattino seguente Rufus si recò dal generale per cominciare la sua ultima missione e per vedere quale era l’arma che gli avrebbe resi vittoriosi. L’arma era a forma ovale, trasparente e conteneva un liquido di colore rosso.
“Quella si chiama testata nucleare, come la chiamano i nostri nemici – disse il generale – ma questa è molto più potente della loro perché l’abbiamo potenziata per distruggere un intero pianeta!”.
Cosi alle 11:00 del 1 febbraio del 2100 l’intera razza dei Kolbo stava evacuando il pianeta per andare a colonizzarne un altro, lasciando soltanto un loro uomo che si stava sacrificando per la loro vita, e mentre guardavano dallo spazio quel pianeta, pensavano che era un vero peccato non poterci abitare sopra.
Così, dopo aver azionato l’ordigno e aver impostato il timer a cinque minuti, Rufus decise di passare gli ultimi istanti della sua vita a riempire di pallottole i suoi nemici che ormai non gli facevano più impressione, usando l’ultimo proiettile per suicidarsi un attimo prima dell’esplosione, preferendo andarsene per mano sua che per quella del pianeta ostile su cui era.
Damiano Patrone

mi è piaciuto tanto questo racconto perchè è molto ben fatto nella fantascienza di cosa parla?
Da: Anonimo su 31/01/2009
alle 11:33 am