Sono bagnato fradicio sporco, affamato e infreddolito. Sono molto lontano da casa.
Fissavo la nostra stella ed ero molto a disagio nel muovermi, quasi faticavo nel farlo.
Ormai da quanto tempo andiamo avanti in questa guerra, per quanto ancora dovremmo ucciderci.
La sua aria si fece sprezzante, quasi avesse avuto un pensiero che lo adirava.
Si guardo le mani, sangue, non di una ferita ma sangue dalla pelle consumata dalla pressione continua, era chiaramente stanco, stanco di questa guerra o forse stanco di essere qui. Il suo sguardo si fece indescrivibile, mantenendo un atteggiamento rispettoso e ostile, io avevo innanzi forse l’unica altra razza oltre noi ad aver subito un evoluzione cosi avanzata, ma a sentire i racconti dei miei compagni, quello che avevo davanti e un carnefice senza scrupoli, crudele oltre ogni limite.
Ricordo quando e cominciata questa colluttazione, ero lì. Eravamo chissà dove nello spazio profondo, io non ero una persona importante, ancora adesso non ho fatto carriera, quindi non sapevo cosa stessi facendo nè dove stessi andando.
Spari, guerra e morte, non so se ci fosse stata una trattativa, indagai, ma sui rapporti non trovai nulla, chiesi agli ufficiali, ma mi congedarono per diversi giorni, l’unica cosa che mi spinse era la voglia di sapere il perché, ho perso molti compagni alcuni erano amici, così amici che sul mio coltello ho fatto incidere i numeri delle loro targhette, con questo coltello ci morirò se questa guerra persa in partenza non finisce.
Ho freddo… fame… odio questo posto odio questo bastardo che mi fissa, mi bruciano gli occhi e il vento ha cominciato a tirare.
Il capo squadriglia diede l’ordine di avanzare, lo diede più di due ore fa… io sapevo… non volevo crederci… ma lo sapevo. Decisi di adempiere al mio dovere, come promisi ai miei amici, come promisi alla mia famiglia, come promisi a lei…
Un colpo sopraggiunse al bacino, bestemmiai e gridai, e mi venne un’idea.
Successe tutto troppo in fretta e colsi l’occasione per fingermi morto.
Sentii lui avvicinarsi, e trattenni il respiro, mi fissò per alcuni attimi che mi parvero interminabili, avevo gli occhi aperti e lo vidi, sembrava disgustato, era reciproca la cosa. Squamoso, cromato scuro, molteplici arti che lo sorreggevano e braccia armate. Nel mio piano notai un’imperfezione che mi sarebbe costata la vita, il fucile… era scarico. Mi rimaneva solo lui, il coltello che mi fu regalato da lei, raccolsi tutto il mio spirito di sopportazione, silenzioso e veloce come un predatore, coperto da quel vento fastidiosissimo, lo sventrai dalla nuca a metà della schiena, cadde sul colpo, infierii per sicurezza.
Quella base fu la svolta della guerra. Anche adesso che la guerra con questi mostri è al culmine io non so per cosa ho combattuto. Ho seppellito i miei compagni, i miei amici, la mia famiglia, eppure ora l’umanità si appresta ad un’altra guerra, che non combatterò.
